Progetti Conclusi

L’UTE SI PRENDE CURA 

La rilevanza della percentuale di anziani della nostra Regione e la solitudine che li affligge, in particolare nei
centri urbani dove vengono a mancare anche i rapporti di vicinato, ne determinano un progressivo
indebolimento che accresce isolamento individuale, ansia, insicurezza, incapacità di adeguarsi ai mutamenti
della società e di accedere a quei servizi che richiedono competenze che non appartengono alla terza e quarta
età. Ciò determina una sensazione di inadeguatezza e riduce la percezione che l’anziano ha delle proprie
potenzialità, favorendo la dipendenza da altri. Per venire incontro a tali problematiche l’UTE – che opera a
Udine, Tavagnacco, Pagnacco, Pavia di Udine, Povoletto, San Giorgio di Nogaro, Palmanova e Gonars, ha
vasta esperienza nel campo e riesce ad avvicinare un’ampia platea di anziani – intende organizzare corsi di
formazione sull’utilizzo delle piattaforme online anche al fine di favorire la didattica a distanza,
significativamente utile in situazioni di isolamento.  Clicca qui per continuare a leggere 

 

IL DIRITTO A NON ESSERE SOLI 

Considerate le tendenze socio-demografiche in atto, che vedono un progressivo aumento dell’età media
della popolazione e della conseguente percentuale di anziani, nonché della frammentazione dei nuclei
familiari, il progetto si propone di contrastare il fenomeno della solitudine involontaria per favorire un
invecchiamento attivo e partecipato, promuovendo la conoscenza delle opportunità offerte dalle istituzioni
del nostro territorio (università, volontariato, organizzazioni ed altro).
Si vuole quindi diffondere la conoscenza di tali opportunità attraverso percorsi formativi ed informativi,
teorici e pratici, che favoriscano l’acquisizione di competenze in diversi ambiti, in particolare quello
informatico e multimediale, affinché gli anziani abbiano accesso a strumenti di comunicazione e di
networking (quali social media) come contrasto alla solitudine. Clicca qui per continuare a leggere

 

MUOVIAMOCI IN SICUREZZA

Si intendono organizzare prevalentemente attività di tipo motorio, sia all’aria aperta, se le condizioni atmosferiche lo consentono, sia all’inbterno, ma in questo caso riteniamo di dover procedere per piccoli gruppi, in quanto le persone hanno bisogno sì di muoversi e reicontrarsi dopo questo periodo di quarantena e conseguente isolamento forzato ma anche di recuperare condizioni fisiche. Il nostro obiettivo primario è sempre stato quello di contrastare il fenomeno il fenomeno della solitudine, che è divenuta ora un’ emergenza allarmante, come testimoniano anche le tante richieste di informazioni per il riavvio delle attività che ci pervengono in questi giorni. Clicca qui per leggere

 

# RIPARTIRE IN SALUTE

Il progetto di intervento dal titolo “#ripartireinsal-UTE” mira a rispondere ai bisogni manifestati da una fascia di popolazione “fragile”, quale quella rappresentata dagli attuali utenti delle Università della Terza Età (UTE) sull’intero territorio regionale del F.V.G. e dalla fascia di utenza anziana potenziale, che si intende coinvolgere. L’ obiettivo primario del progetto e il concetto che fa da sfondo unificante e dàsignificato comune a tutte le azioni è “l’essere una comunità” collaborativa, solidale, capace di agire per una ripartenza di tutti.
L’elemento innovativo è rappresentato dal quadro d’insieme comune che, a livello valoriale, organizzativo e gestionale coinvolge e impegna le UTE del territorio in un unico e condiviso programma d’azione, rispettando nel contempo le specificità di ogni contesto, le esperienze e le competenze maturate da ciascun partner. Clicca qui per leggere

 

 

DESCRIZIONE SINTETICA DEL PROGETTO
per l’accesso ai contributi di cui all’articolo 8, commi da 31 a 33 bis della L. R. 24/2019, per i progetti di cui
al regolamento emanato con DPReg n. 0102/Pres. del 31 luglio 2020
(da redigersi e sottoscriversi a cura dell’Ente singolo o capofila che presenta domanda)

 

SI FA RETE

 

Co-progettazione per la realizzazione di interventi per la presa in carico leggera e di contrasto alla solitudine a supporto di persone anziane in condizioni di fragilità anche derivanti dagli effetti della pandemia (artt. 55 c. 3, 72 e 73 d. lgs. n. 117/2017 – codice del terzo settore)

Analisi dei bisogni sulla fragilità

Gli utenti anziani delle UTE sono persone ancora attive intellettualmente e che non presentano situazioni gravi di mobilità e/o di infermità, ma il periodo pandemico ha accentuato in maniera importante problematiche di fragilità ed isolamento sociale, che hanno messo in luce un gap generazionale nell’utilizzo di supporti informatici e nella loro comprensione.

Ulteriore problematica in questa tipologia di utenza è rilevabile nella mancanza di filtraggio delle comunicazioni provenienti dai media o dai social e inerenti informazioni sanitarie e mediche sulla situazione pandemica.

Un altro filone di intervento potrebbe essere il supporto di programmi formativi destinati agli assistenti familiari, nella forma di un partenariato tra pubblico e privato.

Azione proposta dall’UTE UDINE

Formazione informatica assistenti familiari tramite:

–              alfabetizzazione trasversale;

–              uso ragionato dei social media.

4.Alfabetizzazione digitale e accompagnamento

Azione proposta dall’UTE UDINE: attività di sportello e corsi strutturati per il supporto all’alfabetizzazione informatica di base e all’uso ragionato dei social.

Altri elementi utili alla co-progettazione:

  1. Luoghi di sperimentazione possibili

Sede centrale UTE Udine più eventuali proprie sedi periferiche (Palmanova, S. Giorgio di Nogaro, Povoletto, Tavagnacco, Pavia di Udine)

Ulteriori possibili sedi possono essere aperte presso altre UTE (già partner e/o collaboratori con Udine indicate alla lettera b) in base alla disponibilità finanziaria a disposizione delle attività, in modo da coprire l’intero territorio regionale.

  1. b) Quale rete porta l’associazione in dote

Rete delle UTE attive nel territorio regionale, di cui la maggior parte sono già coinvolte come partner in altri progetti regionali (bandi Terzo Settore): Trieste, Codroipo, Carnia, Cordenons, Lignano, Latisana, Cividale del Friuli, Grado.

L’UTE “Naliato” stessa è costituita dalla sede centrale di Udine affiancata dalle sezioni e sedi didattiche di Palmanova, Gonars, Povoletto, Tavagnacco, Pavia di Udine e S. Giorgio di Nogaro.

L’occasione della co-progettazione potrebbe far ampliare ulteriormente questa rete, comprendendo ancora altre UTE e/o ETS similari che potrebbero essere individuate.

 

PROGETTO “SenectUTE: conoscenza, consapevolezza e sicurezza nella terza età”

FOCUS 1: COMUNICAZIONE E SICUREZZA NEL WEB

Uso critico e sicuro degli strumenti informatici, della rete e della carta stampata in situazione post Covid

Aspetti educativi, comunicativi, psicologici

Uso competente e funzionale degli strumenti e dei programmi di telemedicina

FOCUS 2: COMUNICAZIONE E TUTELA AMBIENTALE – AGENDA ONU 2030

Incontri, soggiorni tematici, documentazione

Interventi preliminari alle uscite sul territorio

Esperienza diretta di rivalorizzazione del territorio

… tanto altro ancora

 

Il progetto “SenectUTE: conoscenza, consapevolezza e sicurezza nella terza età”  ha come capofila l’UTE “P. Naliato” di Udine in partenariato con le UTE “Danilo Dobrina” di Trieste, della Carnia, di Cordenons, del Codroipese e l’Associazione Idealmente di Udine; al progetto collaborano inoltre numerosi Comuni e Associazioni del territorio regionale e l’ASUFC.

La pandemia con le sue conseguenze e la sfida ambientale in atto impongono un profondo cambio di mentalità e una nuova consapevolezza dei forti legami esistenti fra corretta informazione e azione responsabile, a tutti i livelli. In questa prospettiva, l’obiettivo strategico del progetto può essere letto in pieno accordo sia con il quadro di riferimento concettuale e operativo fornito dall’Agenda ONU 2030, per saper decifrare le difficoltà ambientali e sociali attuali, sia come processo che lega la corretta informazione allo sviluppo di comportamenti consapevoli, responsabili e sicuri.  Questo processo può rappresentare, a partire dalla popolazione anziana, una risorsa trasformativa per indurre un cambiamento nei comportamenti di tutti.

Le finalità del progetto sono:

contribuire ad incrementare condizioni di sicurezza – informativa e comportamentale – delle persone anziane, in modo particolare per quelle che vivono situazioni di solitudine prive di reti parentali strette, quindi maggiormente esposte al rischio di truffe e di manipolazioni;

operare, in aderenza agli obiettivi dell’Agenda ONU 2030 per la rivalorizzazione e la tutela delle aree montane regionali meno conosciute sul piano turistico (Carnia, Aree del Carso Triestino, Palmanova) attraverso un percorso di scoperta e conoscenza delle specificità culturali, antropologiche e ambientali dei territori, spesso trascurati: esperienza da condividere con le comunità locali per attivare l’adozione di comportamenti e misure urgenti per ridurre il degrado degli habitat naturali.

 

PROGETTO DI UTILITÀ SOCIALE

 

Ute: muoviamoci in sicurezza Parte seconda

Contesto:    I lunghi periodi di isolamento, l’interruzione dei rapporti tra conoscenti, amici e parenti determinati dalle normative per il contenimento della pandemia hanno aggravato la solitudine, in particolare delle persone anziane, determinando insicurezza, chiusura ed indebolimento delle condizioni fisiche, psicologiche e relazionali. Le attività previste si collocano in tale contesto post Covid 19 e hanno come territorio di riferimento tutto il patrimonio umano di alcune UTE che rappresentano aree diverse di ben tre provincie della nostra regione.

Obiettivi: Per recuperare una migliore condizione fisica gravemente compromessa dal reiterato isolamento forzato dovuto alle diverse fasi della pandemia, riprendendo alcune esperienze del 2020 purtroppo frammentarie per i ripetuti look down, si intendono organizzare attività di tipo motorio sia all’aria aperta, se le condizioni climatiche lo consentono, sia all’interno, in piccoli gruppi adeguati alle necessarie misure prudenziali diverse per ogni spazio individuato. Dopo la quarantena le persone hanno bisogno di muoversi con esercizi che con gradualità e prudenza interessino ogni parte del corpo per recuperare condizioni fisiche equilibrate per il mantenimento in salute ma anche di reincontrarsi e recuperare le diverse modalità comunicative del linguaggio anche del corpo. Dal punto di vista psicologico, inoltre tutti, ed in particolare gli anziani soli debbono recuperare sicurezza in se stessi e nelle relazioni amicali e sociali; il compito che ci proponiamo non è soltanto di garantire  la piena sicurezza sulle condizioni di attuazione delle iniziative  ma di far recuperare attraverso le attività appositamente predisposte (counseling, approfondimenti su tematiche psicologiche e comunicative) una dimensione relazionale. Il nostro obiettivo primario infatti è sempre stato quello di contrastare il fenomeno della solitudine, divenuto vera emergenza sociale. Il contributo dell’Associazione “per l’educandato Uccellis APS” consentirà di giovarsi anche di rapporti intergenerazionali.

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Flash 3

Il Salotto dell’UTE: “Non chiamiamole badanti”
Giovedì 2 dicembre, alle ore 17.00, in Aula Magna “B. Londero”, nell’ambito de”Il Salotto dell’UTE”
si terrà la presentazione dei racconti “(s)Badanti” e “Tre vedove (quasi) inconsolabili” di Paolo
Mosanghini (condirerttore del Messaggero Veneto, sociologo, giornalista, osservatore curioso e
divertente) che il giornalista ha voluto dedicare ai problemi degli anziani, in questo caso in
particolare anche agli anziani non autosufficienti e a chi si prende cura di loro. La narrazione
scorre leggera e divertente sottolineando gli aspetti umoristici di un’età, la terza, che terza non è se
ci si diverte come nella prima.
Si tratta di una lettura rilassante in cui riconoscersi o meno e non impedisce di riflettere su un
tema fondamentale per una società come la nostra, nella quale il problema dell’invecchiamento e
delle sue correlate necessità e difficoltà è ormai divenuto centrale sia in termini sociologici che
economici e che, in fin dei conti, ha a che fare anche con il livello di civiltà della nostra comunità nazionale.
Non chiamiamole, quindi, badanti, come ci invita a fare il titolo dell’incontro perché, come ben sappiamo, i nomi
racchiudono in sé molto della dignità delle persone a cui sono riferiti: abituiamoci a considerarle assistenti familiari, …

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